05/02/2011

1855 - La grande rapina al treno

imm.jpgLondra, l855. Il ladro in guanti bianchi John Simms (Sean Connery) è riuscito a intrufolarsi nel club più in della città.
Nel mirino ci sono le 25 mila sterline in lingotti d'oro destinate ai soldati inglesi spediti dalla regina a far la guerra in Crimea. Come duplicare le quattro chiavi delle due cassaforti chiuse nel bagagliaio del treno Londra Folkestone?

Il compassato mariuolo s'allea con il vispo borsaiolo di classe Agar (Donald Sutherland) e la seducente avventuriera Miriam (Lesley Anne Down). Sotto a chi tocca.

Chrichton si tuffa nell'Inghilterra vittoriana per un simpatico giallorosa in costume, minuzioso nella deliziosa ricostruzione ambientale, brioso nei dialoghi, gonfio di ammiccamenti erotici e dal bel ritmo narrativo.
È, insieme, un film di genere e un film d'autore, sulla scia della tradizione britannica dei ladri non tanto gentiluomini quanto intelligenti.
Sceneggiato da Michael Crichton e basato su un suo romanzo (1975).

Ma il meglio è il ricco cast. Connery è a suo agio nel ruolo del protagonista (anche se salta sul tetto del treno come un ragazzino) ed è ben coaudiuvato dal simpatico e sempre eccellente Sutherland. Bella e brava Lesley Ann Down, una escort d'antàn strasexy.

04/01/2011

After the sunset

after the sunset.jpgParadise Island (Bahamas). Le aragoste sono una delizia, ma dopo sei mesi stufano. Così il raffinato e geniale ladro di diamanti Max (Pierce Brosnan), in dorato riposo con la sensuale complice-amante Lola (Salma Hayek), che pretende il ritiro dalle imprese rischiose e la pensione mentre lui non ne ha voglia, decide di rimettersi in pista.

Incamerati i primi due, ruberemo anche il terzo diamante di Napoleone, guarda caso, in sorvegliatissima esposizione sulla mastodontica nave di crociera ancorata lì al largo.
Ma il tenace e frustrato agente dell' Fbi Stan (Woody Harrelson), che lo insegue da sette anni senza cavare un ragno dal buco, lo tallona da presso, certo che il boccone è troppo ghiotto per il ladro incallito.

Fa quindi piedino alla bella poliziotta locale Sophie, che lo avverte: il gioiello fa gola anche al boss locale Moorè (Don Cheadle).

 

Fragile, per non dire inconsistente, giallorosa del genere commedie "per signore". del poco raccomandabile regista Brett Ratner, che gira a vuoto per un'ora e mezza, cercando di far convivere azione e umorismo.
La prima è uno sfrontato riciccìamento di vicende già viste, il secondo puramente virtuale, ricco com'è di battute penose, pur se pronunciate il luoghi tra il lussurioso e il lussureggiante.
Lo svogliato Pierce Brosnan e la maliziosa Salma Hayek, nel caso con il sex-appeal di cui è generosamente dotata al guinzaglio, sono insopportabili nel ruolo dei gattini innamorati.

Rimane l'allegria della vicenda. E quindi folclore caraibico, grossi fiori dai vivi colori, bel mare, drink analcolici con l'ombrellino nel bicchiere, grandi alberghi, personaggi di colore buffi o criminali, ristoranti di pesce, aragosta, pareos, turisti in mutande e/o bruciati dal sole, un vero repertorio dei luoghi comuni tropicali.
Fateveli bastare.

P.s. Il titolo allude al sogno dell'innamorata, sedere tranquilli sulla veranda dopo il tramonto ammirando in silenzio il sopravvenire della notte e la bellezza della Natura.

09/12/2010

Il destino di un guerriero

Madrid, 1623. E' rientrato in patria l'ardimentoso Diego Alatriste (Viggo Mortensen), soldato al servizio di re Filippo IV, dopo la guerra nella Fiandre: l'impero spagnolo manda i suoi soldati a difendere le frontiere conquistate col sangue.
E Diego Alatriste è un soldato coraggioso e fedele; persino quando sa che un'impresa è un suicidio la compie comunque, perché l'unica cosa che possiede è la sua reputazione di valente spadaccino e, per il resto, al mondo non ha niente e nessuno da perdere.

Almeno fino a quando non giura al più caro compagno d'armi, ferito a morte in battaglia, di fare da padre bis al suo unico figlio, l'adolescente Iñigo de Balboa, perché lo cresca e gli eviti di divenire un soldato.


il destino di un guerriero.jpgIl ragazzo cresce (Unax Ugalde) e s'innamora della vezzosa nobilfanciulla Angelica de Alquézar (Elena Anaya), damigella della regina, mentre il suo tutore, tra una tenzone e l'altra, in una Madrid che fa da capitale ad un impero in rapido declino, dove la corruzione è legge e gli intrighi di corte trovano un saldo alleato nella Santa Inquisizione, si consola con la popolare attrice di teatro Maria de Castro (Ariadna Gil).

Tradimenti, morti e violenze si consumano in nome del "Re Nostro Signore", un sovrano indifferente, pericolosamente elevato al rango di un dio.
Quando, nel corso di una missione mercenaria, risparmierà le vittime predestinate intuendo la presenza di un imbroglio (si scoprirà che non sono eretici ma nobili d'Inghilterra), finirà per condannarsi a morte con le sue mani. È solo questione di tempo.

Invece passano gli anni, faticosamente strappati agli agguati e alla Santa Inquisizione. Fino alla battaglia di Rocroi del 1643.

Epico, feroce, sfarzoso e fluviale (per lunghezza nda) melodramma avventuroso tratto da una serie di cinque famosi romanzi spagnoli, che si snoda al piccolo trotto fra imboscate, duelli, intrighi, tradimenti, convegni amorosi con grande spreco di sgozzamenti in primissimo piano.
Tra poche grazie e ben più numerose disgrazie, guardiamo i destini di Diego e Iñigo procedere allineati e poi urtarsi, riscattarsi, distruggersi entrambi per mano femminile e, a fatica, risollevarsi.
L'eroe del film, un credibile Viggo Mortensen dal baffo elettrico che è una carta geografica di cicatrici, è piuttosto un antieroe senza riscatto e senza speranza, un assassino, un analfabeta, uno che non da molto importanza alla vita altrui. Questo film non è fatto per fare struggere le fanciulle: è un film di cappa e spada sporchi di fango, di sangue e polvere.
Come crude ed efficaci sono le ricostruzioni delle imprese belliche.

Sfigura, al confronto del protagonista, l'italiano Enrico Lo Verso nei panni del mercenario palermitano Malatesta.

Una pecca? Il film non ha veri guizzi e il tono un po' dolente e un po'documentaristico raffredda il clima e impedisce l'immedesimazione. Troppi personaggi di contorno confondono la storia.