02/01/2011
Panic room
New York. Ha avuto una ricca buonuscita la neodivorziata Meg Altman (Jodie Foster), visto che il marito se n'è andato con una modella, ma ha lasciato loro sufficienti soldi per permettersi una magnifica palazzina dal cuore tecnologico ai confini di Central Park.
Quattro piani, giardino, un'infinità di camere da letto e, come optional, una "panic room", ossia una camera blindata inespugnabile dall'esterno dove ci si può rinchiudere in caso di necessità, osservando il resto della casa attraverso dei monitor.
Ed è lì che si rifugiano costernate le due donne quando, nel cuore della notte, la prima notte nella nuova casa, Meg si sveglia di colpo e sui monitor vede tre intrusi che armeggiano a pianterreno. Corre a chiamare la figlia diabetica Sarah (Kristen Stewart) e la trascina appunto nella camera del panico.
Propro l'obiettivo dei tre ladri, ignari che la casa fosse abitata e ansiosi di arraffare i molti milioni depositati nella cassaforte celata nel pavimento: ma loro non possono entrarci e Meg e Sarah non possono uscirne.
Inizia così un sottile e perverso gioco del gatto col topo, dove la panic room, dapprima sicuro rifugio, si trasforma in una trappola infernale: la ragazzina infatti soffre di diabete, ma le iniezioni di insulina si trovano al piano di sopra...
E tra il ragionevole nero Burhnam (Forest Whitaker) e i compari schizzati è rissa su come stanare le due donne.
Thriller claustrofobico diretto con estrema perizia dal mezzo genio David Fincher, che, come un maestro di scacchi, tiene incollati alla sedia gli spettatori con una tensione a basso voltaggio, giostrando un perfetto congegno ad orologeria e continui artefici per far salire l'adrenalina, che sfociano nella violenza dell'ultima parte.
La quarantenne Jodie Foster in attillata maglietta strizzatette non sarà una bomba sexy (mai stata) ma attrice superiore alla media si.
17:55 Scritto da: solofilm in thriller | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: jodie foster, forest whitaker | OKNOtizie |
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18/12/2010
Analisi finale
San Francisco. Il fatto che sia un tenebroso psicanalista non salva il dottor Isaac Barr (Richard Gere) dal non capirci un acca riguardo alle turbe della bionda e palesemente confusa Diana (Uma Thurman).
Per vederci più chiaro convoca sul lettino l'avvenente sorella della paziente, l'altrettanto bionda Heather (Kim Basinger), innamorandosene seduta (analitica) stante e con la voglia di passare dal lettino al lettone.
Sicchè quando la signora, affetta da ebbrezza patologica, ammazza il marito faccendiere, grazie alla deposizione dello strizzacervelli stracotto se la cava con qualche mese in clinica, quasi come in un'aula di tribunale italiano.
Un sogno rivelatore farà capire all'ingenuo discepolo di Freud di essere rimasto vittima di un complotto macchinato dalle due attraenti sorelle. E il traguardo è una grossa eredità.
Elettrizzante thriller (il primo film che ha la parola "analisi" nel titolo), realizzato intorno al tema del doppio (molti personaggi non sono quello che inizialmente appaiono con identità sovrapposte) che è pesantemente in debito (a partire dal luogo di svolgimento e dal tema centrale) con il cinema di Alfred Hitchcock ma che è girato con una certa perizia e con numerosi colpi si scena che assicurano uno spettacolo godibile, diabolicamente intricato anche se eccessivamente diluito.
Stilisticamente impeccabile, centrifuga passione e suspance, macchiavello ed erotismo, puntando inevitabilmente tanto sulla sensualità dei tre protagonisti, il supersexy Richard Gere, l'acqua cheta Uma Thurman e la bomba bionda Kim Basinger. Peccato che nella scena di nudo ci sia soltanto una (ottima) controfigura.
17:25 Scritto da: solofilm in thriller | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: uma thurman, richard gere, kim basinger | OKNOtizie |
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05/11/2010
Il prescelto
California. L'agente di polizia Edward Malus (Nicolas Cage) si riempie di pillole per scordare il terribile incidente di cui è stato testimone impotente.
Quando un giorno riceve l'angosciata richiesta d'aiuto dell'antica fidanzata un tempo amata Willow: la mia bambina, Rowan, è scomparsa, presto, aiutami a ritrovarla.
Il piedipiatti si precipita così nel bel mezzo del Pacifico nella sperduta isoletta di Summersisle, dove il tempo sembra essersi fermato da secoli e i cui scontrosi abitanti, i maschi a bocche ostinatamente cucite, non gradiscono visite di estranei.
Una comunità ermetica ai visitatori, insomma, dove tutti obbediscono ciecamente a un'autoritaria matriarca, sorella Summersisle (Ellen Burstyn). La piccola Rowan? Mai sentita.
E l'ospite, che soffre di continui incubi, scopre che dietro l'imminente festa neo-pagana si nasconde un terribile e doloroso (per gli estranei) segreto.
Spericolato thriller (un remake di "The Wicker Man" ai giorni nostri, molto meno trasgressivi degli anni '70 in cui l'originale aveva luogo), intinto nel nonsense (le incongruenze da menzionare sarebbero tante) e nell'horror, scritto e diretto dal regista Neil LaBute, che mentre cerca di impressionare lo spettatore arredando la scena con frequenti apparizioni di morti viventi, ripresi sopra o sotto l'acqua, affida il ruolo del "visitatore-salvatore" a Nicolas Cage su cui scarica il peso dell'intero film.
Nel 1973, Robin Hardy, aveva preferito porre l'accento sulla comunità pagana, che aveva come capo, Cristopher Lee, sul quale era catalizzata l'attenzione. Tutti i riti e la processione finale (presenti in entrambe le versioni) acquisivano molto più risalto e interesse. Lo spostamento del baricentro su Edward trasforma il film in qualcosa di più simile a "The Village", con le suddette tonalità da horror-mistery, lontane dalla ritualità neo-pagana, parallela, come concezione, al desiderio di libertà e condivisione del 1968.
Oltre a un'interpretazione mediocre di Cage (ardito sommozzatore con cravatta ed espressione monocorde) il film soffre infatti di una attualizzazione commerciale della sceneggiatura, ripulita dalle sequenze politicamente scorrette o potenzialmente rischiose (Hollywood non ama le tematiche religiose), che lo trasformano in un semplice lungometraggio di genere. Strambo, questo sì.
18:58 Scritto da: solofilm in thriller | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nicolas cage, neil labute | OKNOtizie |
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